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Al bando il gioco d'azzardo

Total ban alle sponsorizzazioni per il gioco d’azzardo

Decreto dignità: cosa cambierà?

Entro il 1° gennaio 2019, secondo le disposizioni del decreto n.87 del 2018, questi contratti cesseranno la loro validità, pena una sanzione pecuniaria pari al 20% del valore contrattuale.

Il disegno di legge votato dall’attuale governo e promosso principalmente dal Ministro dello Sviluppo Economico Di Maio, agisce su diversi aspetti:

il contrasto alla delocalizzazione delle imprese italiane;

la riduzione della durata dei contratti a tempo indeterminato;

diverse manovre in ambito fiscale: l’esclusione dello split payment dei professionisti in particolare.

Nell’ambito della massima serie di calcio, l’effetto del decreto si tradurrà nell’eliminazione dei loghi dalle casacche ufficiali delle squadre.

  1. Decreto dignità: Art. 9 e stretta al gioco d’azzardo

Tra tutte le misure trattate nel Decreto Dignità, una in particolare ha incontrato un grande numero di consensi, ovvero la stretta al gioco d’azzardo su cui verte l’Articolo 9 del Decreto.

L’obiettivo è quello di ridurre il numero di giocatori, che, negli ultimi due decenni, è aumentato a dismisura, contestualmente allo sviluppo di tecnologie che consentono di giocare in rete.

É stato fatto divieto di ogni forma di pubblicità al gioco d’azzardo, diretta o indiretta che sia. Potranno essere portati a termine i contratti in essere stipulati prima del 14 luglio 2018, data dell’entrata in vigore del Decreto, che dovranno cessare entro e non oltre un anno dalla loro stipula (luglio 2019). Il forte inasprimento della legge verso la pubblicità al gioco d’azzardo ha generato una corsa alla stipulazione di contratti antecedenti all’entrata in vigore del Decreto, così da poter contare su un margine consentito di 12 mesi. A tale riguardo, lo stesso Di Maio ha dichiarato in un’intervista: “Le aziende corrono a sottoscrivere contratti prima che con il DL entri in vigore il divieto di pubblicità al gioco d’azzardo. Potenzieremo la norma transitoria. I contratti stipulati tra l’approvazione del decreto in CDM e la sua pubblicazione non saranno validi. Ma entro il 2019 cadranno tutti”.

Tra le altre misure vincolanti contenute nel Decreto, vi sono: l’obbligo di dotare le slot machine di lettore per la tessera sanitaria (dal 1° gennaio 2020); l’obbligo di apporre su suddetti macchinari e sui gratta e vinci la dicitura “nuoce gravemente alla salute”; il progressivo aumento del PREU, ovvero del prelievo erariale unico sugli apparecchi.

  1. La risposta del settore sportivo

In merito al divieto di pubblicità al gioco d’azzardo, le società sportive saranno costrette a rinunciare ai fondi provenienti dalle agenzie d’azzardo. Le due società calcistiche della capitale, Roma e Lazio, ad esempio, saranno costrette a rinunciare a due triennali già sottoscritti, vedendo sfumare 5 milioni di euro l’anno nel caso della società giallorossa e ben 7 milioni di euro l’anno per i biancazzurri.

Inutile dire che non mancano le polemiche da parte degli addetti ai lavori, non solo nell’ambito del calcio ma anche in quello della pallavolo, dove, l’estate scorsa, diverse società hanno diramato unanimemente il seguente comunicato: In merito alla conversione in legge del decreto n.87 del 2018 (c.d. Decreto Dignità), Lega Serie A, Lega Serie B, Lega Basket e Lega Pallavolo Serie A Maschile e Femminile esprimono unanimemente la propria preoccupazione sull’impatto che il divieto di pubblicità e sponsorizzazioni per giochi e scommesse con vincite in denaro avrà sulle risorse dello sport italiano, professionistico e amatoriale e chiedono di essere coinvolti nel processo di riordino del settore del gioco d’azzardo”.

Volendo tirare le somme, sembrerebbe che alla base di tutto sia mancato il dialogo tra le parti interessate, ovvero tra il governo e gli operatori della filiera del gaming.

  1. Ma quanto vale il mercato del gaming in Italia?

I numeri di certo non mentono. Prendendo come riferimento gli scorsi dodici mesi, la raccolta di slot, videolottery, casinò games, scommesse sportive, bingo, ippica, poker online e di tutte le forme di gioco digitale ha superato per la prima volta i 100 miliardi, 10 dei quali sono finiti direttamente nelle casse dello Stato. É evidente come il settore stia macinando cifre da capogiro, con previsioni future, da qui ai prossimi 5 anni, che non accennano ad alcuna diminuzione in tal senso.

Qui entra in gioco il Decreto Dignità, le cui proibizioni sono volte ad evitare il formarsi di ulteriori giocatori. In realtà, sono in pochi a credere che l’eliminazione della pubblicità sia sufficiente ad impedire che si creino nuovi giocatori d’azzardo, poiché chi scommette continuerà a farlo.

A dimostrazione di questo vi sono le percentuali del settore che continuano ad evidenziare una crescita costante, basta esaminare una qualunque library di giochi da casinò di uno dei Big del segmento per comprendere le ragioni di tale crescita, partendo dalla possibilità di racchiudere un casinò digitale nello schermo di un qualsiasi dispositivo mobile.

Per quanto concerne i soggetti problematici, ovvero coloro che tendono a sviluppare un rapporto patologico con il gioco, il CNR ha fornito le cifre: sarebbero circa 400 mila le persone affette da disturbo da gioco d’azzardo; quest’ultimo è classificato come l’ottava malattia per diffusione.

Ma la pubblicità non rappresenta in realtà un valido strumento per discernere il gioco lecito da quello illegale? Di questo si dibatterà ancora per molto tempo, ma fa riflettere il fatto di essere i primi in Europa ad aver adottato una misura così estrema nei confronti della pubblicità per il gioco.